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Bozza di documento della conferenza dei presidi delle facoltà di Scienze
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bindi
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15-06-2008 12:18 AM
Dal collega della Gilda Pisa Maurizio Berni
BOZZA 5.5.2008
Formazione iniziale degli insegnanti: una decisione è urgente
La passata legislatura si è conclusa, come le precedenti, senza rendere operanti decisioni
relative alla formazione iniziale dei docenti delle scuole secondarie italiane. La Conferenza
Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Scienze e Tecnologie ribadisce, come già ripetutamente
sottolineato, che le conseguenze di ritardate scelte circa la formazione iniziale degli insegnanti sono
particolarmente gravi nell’area dell’insegnamento scientifico, che ha le note difficoltà di
reclutamento in misura adeguata; gli stessi positivi risultati, e le prospettive di sviluppo di un
progetto finale “Lauree Scientifiche” rischiano di essere, in questa situazione, verificati o comunque
fortemente compromessi. Negli indirizzi scientifici e tecnologici molte “graduatorie” dei già
abilitati si stanno esaurendo, e per le nuove abilitazioni le SSIS di diverse regioni non riescono a
coprire tutti i posti disponibili negli indirizzi scientifico e tecnologico. Ciò non stupisce; non può
essere infatti attrattivo, in particolare nei confronti dei giovani più qualificati, che hanno altre
opportunità, l’attuale percorso di sette anni, eternamente “provvisorio” e con durata che non ha
paragoni in alcun paese europeo.
La Conferenza si rivolge perciò al nuovo Governo per richiedere, finalmente, non più mere
dichiarazioni di intenti e neppure atti legislativi non seguiti da provvedimenti operativi, bensì la
concreta attuazione di un organico sistema di formazione, connesso con una rigorosa ma snella
procedura di reclutamento.
A nostro giudizio, i criteri di fondo che dovranno sovraintendere a tale sistema,
rispettivamente per la formazione e per il reclutamento, sono i seguenti.
Circa la formazione, appare ormai acquisito che essa debba articolarsi in una fase di
preparazione disciplinare seguita da un biennio abilitante di specifica preparazione alla professione.
La preparazione disciplinare deve essere quella richiesta da ogni specifica Classe di
abilitazione. In linea di massima, nelle nostre discipline il corrispondente Corso di Laurea può
fornire le basi adeguate per i casi di abilitazioni monodisciplinari. Per completare la preparazione di
base possono invece occorrere crediti aggiuntivi in alcuni casi di abilitazioni multidisciplinari; si
tratterebbe di crediti in materie diverse da quella sulla quale è centrata la Laurea conseguita, e
corrisponderebbero perciò alla frequenza di “insegnamenti singoli” opportunamente finalizzati, non
ad un ulteriore approfondimento “magistrale” dei contenuti della Laurea acquisita. Il pieno possesso
delle necessarie competenze sui contenuti è condizione necessaria per l’accesso al biennio
professionalizzante e deve essere rigorosamente verificato ai fini di tale accesso.
Il biennio di specializzazione alla professione deve coinvolgere a pari titolo, oltre ai
competenti nelle tematiche psicopedagogiche generali, sia gli studiosi nelle didattiche delle
specifiche discipline sia il mondo della scuola. L’area delle scienze matematiche e sperimentali ha
una lunga tradizione nel campo delle ricerche didattiche disciplinari, ed è pertanto in grado di
assumere un ruolo importante in tale biennio; altrettanto importante il ruolo che devono avere le
scuole nelle quali si svolgono attività di tirocinio, nonché docenti scolastici particolarmente
qualificati (l’esperienza dei “supervisori” SSIS ha rappresentato, in molti casi, un prezioso
interfaccia tra università e scuola). Per evitare che il titolo conclusivo del biennio di
specializzazione abilitante abbia una immagine sottovalutata rispetto alle Lauree magistrali
disciplinari, è opportuno che esso sia esplicitamente definito, con riferimento al “processo di
Bologna”, come titolo di 2° livello.
Circa il reclutamento, il ripristino del regolare metodo concorsuale è senz’altro opportuno,
poiché si tratta della procedura migliore per avere docenti di qualità. Nell’attuazione di esso è
indispensabile che siano peraltro evitati elementi di incertezza e tempi non definiti: il bando deve
essere garantito con periodicità automatica, non soggetta a interventi occasionali. Una cadenza
annuale è necessaria per evitare lunghe attese, che fanno perdere i candidati più qualificati (i quali
hanno opportunità di lavoro alternative), ed è ottenibile proprio se si evitano i maxi-concorsi non
facendo accumulare molte annate di aspiranti. Al riguardo presenta aspetti positivi l’ipotesi
innovativa, emersa in recenti proposte ma poi non fatta propria dal precedente governo, relativa a
un corso-concorso che anticipi alla conclusione della fase disciplinare il concorso di assunzione
richiedendo poi la specializzazione didattica biennale come primo compito dei vincitori; nelle
nostre aree, essa contribuirebbe fortemente a favorire l’ingresso nella scuola di giovani tra i
migliori.
Allo stesso fine, è cruciale che venga realizzata una attrattività della professione docente.
Il fatto che l’inserimento in essa avvenga in una età ragionevole è assolutamente necessario, come
sopra detto, ma non è sufficiente: occorre che in tale professione venga superata l’attuale realtà di
una “carriera” inesistente (progressione per mera anzianità), e che le maggiori qualificazioni siano
invece valorizzate. Ciò deve avvenire, in particolare, premiando l’eventuale possesso di titoli
culturali (Laurea Magistrale, Dottorato) più elevati rispetto alla condizione di accesso, sia acquisiti
prima dell’accesso stesso, sia dopo nella logica del Life-long learning. È altresì opportuno che nella
presente fase transitoria, nella quale gli interessati non avevano certezze circa le future procedure di
inserimento nella professione e possono perciò aver scelto percorsi diversi da quello ad essa
indirizzato, sia resa possibile la concentrazione delle attività di specializzazione in un periodo più
breve del biennio per chi abbia già acquisito tali titoli.